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Riflessi di Città

A PROPOSITO DI RELIGIOSITÀ POPOLARE

    

     Qui la religione non c’entra. C’entra invece il senso popolare della fede e non si può usare il solito scetticismo per sminuire l’importanza, almeno soggettiva, di ogni sorta di apparizione.
    Chiunque si avventuri lungo la costa garganica e dal mare guardi gli strapiombi rocciosi, s’accorge che su uno spuntone aguzzo fuoriesce nettamente la testa del santo da Pietrelcina. Il solito scettico, naturalmente, direbbe, al massimo, di un frate con la barba fluente, ma vi assicuro che non c’è nessuno più spocchioso ed antipatico di uno scettico, con la mania di sottoporre a razionalistica indagine qualsivoglia conoscenza del reale. Riuscirebbe costui perfino a scandagliare l’amore premuroso della propria mamma, per concludere che, concretamente, quell’amore non esiste.
    Ecco il motivo per cui non si è potuto dare seguito ad un avvenimento miracoloso, per quanto temporaneo, consistito nell’apparizione su una tomba gentilizia del bel volto del frate, ufficializzata perfino dal labaro comunale, portato dai vigili coi cordoncini e il casco bianco delle grandi occasioni. Infatti, lo scetticismo della persone materiali aveva bisogno che il fenomeno perdurasse e quando la macchia di umido, stampata sulla tomba, si è asciugata ecco che col solito piglio labiale si è gridato all’inanità di un tentativo per dimostrare l’indimostrabile e, perfino, si è giunti all’accusa miserevole che sotto c’era il basso tentativo commerciale di attirare i fedeli, sul posto dell’apparizione, dalla santificata città.
    Ora che un fulmine ha disegnato, con il proprio calore e il fuoco della fede, l’effigie dell’arcangelo San Michele, affiancato dal toro, voglio vedere se qualcuno si permetterà ancora di dubitare. Anzi, lasciamoli pure dubitare, visto che chi non crede a queste cose non ha alcuna colpa, non avendo ancora potuto raggiungere le eteree vette della spiritualità.
    Anche un mio amico, quand’era un bambino e a tutto pensava fuorché alle ineffabilità metafisiche, era sempre accompagnato da uno sfondato appetito ed ovunque si girasse, sui pavimenti di casa, sul selciato, sui muri e finanche sui vestiti disegnati, non riusciva a vedere altro che fette di mortadella, panini farciti e pizze stratosferiche, che gli facevano gemere lo stomaco e sbavare come un mastino affamato.


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