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CHE TEMPI!

 

Ma come abbiamo potuto scendere così in basso? È vero che il mio racconto sarà fatto solo di parole, ma anche le parole hanno spessore. All’inizio era solo “sinergie”. Non c’era sindacalista che non nobilitasse il proprio discorso con la parolina magica. Poi ci furono “efficacia ed efficienza”. Ogni dirigente o funzionario che si rispetti si dava alone con questa accoppiata così supponente. E mentre ciò avveniva ha fatto irruzione nella politica la terminologia calcistica. Chi si dava alla politica si esaltava come un divo da stadio ed affermava tosto: “Ho deciso di scendere in campo”, “dobbiamo fare squadra” o “la nostra squadra di governo”.

Viviamo in tempi in cui il rispetto dei principi non c’è più. A metà legislatura, già 130 parlamentari hanno “cambiato casacca”, altro termine calcistico che rende evidente l’attività mercenaria di diversi dei nostri rappresentanti. Più gli uomini politici vanno perdendo il decoro e più dicono “ci metto la mia faccia”. E, siccome tra di loro si stimano come il bue e l’asinello, ecco che si accusano reciprocamente di essere in “stato confusionale”. In questo contesto di mediocrità, esponenti di partito dicono delle idiozie ma le presentano come avessero grande significato. Ad esempio, da una parte parlano di “politica del fare”, ma sembrano ignorare che fare non significa fare bene. Dall’altra si dice “rimbocchiamoci le maniche!” e viene subito voglia di chiedere: “ma per fare che?”. Una classe politica senza valore va costantemente alla ricerca dei “valori fondanti”, senza mai trovarli. Questo dei valori, poi, è il termine più abusato, ma molti dei nostri uomini politici confondono i veri valori con quelli monetari, per i quali hanno già dimostrato il più grande interesse.

Mai la nostra Italia ha vissuto tempi così miseri e proprio per questo tutto diventa grande e non vi è segno di una silenziosa opera per trasformare, giorno per giorno, la situazione economica, la qualità della vita e le nostre coscienze. No. Si usa il suono di grancassa e si parla di “decisione epocale, intervento epocale, riforma epocale”.

Non solo si è smarrito il senso della misura, ma si è persa anche la nostra memoria. Da una parte si dimentica il paziente impegno di Moro e degli altri esponenti moderati; dall’altra non si ha neanche un labile ricordo di cosa abbia rappresentato Berlinguer e i vari dirigenti che pure hanno guidato il più grande partito comunista dell’occidente.
E noi che volevamo mandare l’immaginazione al potere!

 

 

 
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